A tu per tu

A tu per tu è un film italiano del 1984 diretto da Sergio Corbucci ed interpretato da Paolo Villaggio e Johnny Dorelli.

Trama

Emanuele Sansoni, un ricco faccendiere braccato dalla Guardia di Finanza e da alcuni banditi, fuggendo vestito da sub dal suo panfilo al largo di Rapallo, sale a bordo di un taxi condotto da un goffo ligure di nome Gino Sciaccaluga, ordinandogli di portarlo immediatamente a Milano. Arrivati nell’abitazione milanese di Sansoni, prende con sé dei documenti importanti con cui ricattare l’establishment politico-affaristico italiano, e i due si dirigono in fuga verso la Svizzera.

Alla dogana di Gaggiolo, Emanuele Sansoni si rende conto di essere braccato dalla Guardia di Finanza e decide quindi di vestirsi da donna, fingendosi sua sorella. Blandendo con sorrisi ed ammiccamenti il povero tassista genovese, lo prega di condurlo dapprima a Lugano, e poi a Lussemburgo; Sciaccaluga, innamorato, si troverà pienamente coinvolto nella trama che il faccendiere va ordendo: andati a vuoto i tentativi di ricatto il faccendiere, coadiuvato dalla controparte femminile, cede tutti i suoi beni a Sciaccaluga e lo usa come prestanome per rifinanziare le sue imprese attingendo a fondi neri precedentemente seppelliti in varie società di comodo fondate in passato nei paradisi fiscali d’Europa; una volta risollevato il proprio ex impero, Sansoni prevede di convincere (nei panni della sorella) l’ingenuo tassista a “girare” le società risanate al loro ex proprietario in cambio di un misero premio (dapprima venti milioni di lire, poi aumentati a quaranta). Sciaccaluga cade in pieno nella trappola di Sansoni, ma a seguito di diverse disavventure, e dopo aver capito che la fantomatica donna non esiste e che a casa la moglie Elvira lo tradisce con un aitante carabiniere, Gino decide di suicidarsi lanciandosi da un molo. Due “amichette” di Sansoni salvano il tassista e lo conducono dal finanziere, il quale ha bisogno della sua firma per ritornare in possesso dei suoi beni. A questo punto però Sciaccaluga rimette insieme i pezzi della faccenda e, attraverso il ricordo di alcuni indizi, capisce il gioco di Sansoni. Con un improvviso cambio di manierismo, atteggiamento e parlata, Sciaccaluga non firma, mantiene la proprietà dell’intera ricchezza del Sansoni e si ritira a “festeggiare” con le due giovani donne, lasciando al notaio di turno il compito di spiegare al faccendiere come egli sia improvvisamente divenuto nullatenente.

Il film si conclude al porto di Sanremo, dove il neo finanziere Gino Sciaccaluga avendo imparato come frodare il fisco e creare fondi neri attraverso società di comodo da lui appositamente create in Sudamerica e ai Caraibi, sale a bordo di un taxi… guidato ora proprio dall’ex finanziere Emanuele Sansoni.