Italia, Paese per vecchi

Il nostro Paese, la nostra classe politica non guarda al futuro. Non lo sa più fare ma, peggio, non lo vuole più fare. Soffre di una costante miopia accelerata dagli esiti di una crisi economica che spinge i governi di tutto il mondo a tagliare i costi della spesa pubblica. Da noi questa crisi vuol dire, ormai da qualche mese, ridurre gli investimenti in quei settori che questo governo ritiene non importanti. Sbagliando!

E quindi tagli alla cultura, ai teatri, al cinema, tagli alla ricerca scientifica e a quella universitaria, tagli alla scuola pubblica, tagli in definitiva che penalizzano soprattutto le nuove generazioni, i giovani. In parole povere coloro i quali dovranno assumersi le responsabilità di vivere, cercando di migliorare la nostra società. Ma con questa politica miope è come se si stesse dicendo ad una parte consistente dell’Italia: Lasciate perdere, fate il vostro piccolo dovere e non pensate al domani.

E’ una fortuna, secondo me che gli studenti in piazza protestino e urlino tentando di fare passare il loro messaggio, che è un messaggio che guarda ad un futuro diverso, e che dimostra che la generazione dei giovani finalmente è viva e si muove. È un messaggio di speranza, di lotta, un messaggio positivo. Messaggi positivi che non ci giungono certo da una classe politica avvitata al potere e a beghe quasi sempre incomprensibili e inutili per il popolo.

Un importante esponente del partito al governo, un senatore, dichiara in queste ore apertamente e senza ombra di smentita la matrice violenta e velleitaria di questi movimenti studenteschi; addirittura suggerisce arresti preventivi per i capi del movimento, o indica ai genitori di trattenere i figli a casa durante le manifestazioni per evitare gli scontri e i violenti. Siamo sempre alla vecchia storia di instillare paura. Ma quello che ritengo grave è che questi politici non comprendono la sostanza della protesta studentesca. Le nostre nuove generazioni difendono e vogliono un futuro migliore, guardano avanti come pochi oramai fanno in Italia. Ci si riempie la bocca di parole come innovazione, tecnologia, ricerca, e poi non si fa: nulla. Anzi si taglia…sulla cultura! L’Italia un paese per vecchi, dove la classe dirigente e politica è sorda alle giuste rivendicazioni di chi reclama il proprio ruolo nella società.

È importante che gli studenti non si sentano soli, ma che si rendano conto che le loro sono proteste sacrosante e legittime perché è legittimo desiderare un futuro migliore, e non un paese votato al declino.