Show must go on… ma fino a un certo punto

Non avevo capito fino a qualche giorno fa che la televisione italiana è diventata il nuovo tribunale della Repubblica. Un tribunale dove naturalmente la legge, anche qui, non è uguale per tutti, ma dove tutti sono giudici, pubblici ministeri, difensori e testimoni allo stesso tempo. Il qualunquismo, la volgarità, il voyeurismo regnano sovrani anche e soprattutto nelle tragedie della vita di alcuni di noi.

Ormai tutti conosciamo i particolari agghiaccianti della morte di Sarah da “Chi l’ha visto”, quando nella terza puntata, un colpo di scena in diretta, inaspettato, tremendo, esplode come una bomba nel salotti televisivi degli italiani e li incatena ad una curiosità legittima che velocemente sfocia nella morbosità. La verità terribile, difficile anche solo da immaginare, è che proprio in quella casa, nella quale la madre dinanzi a milioni di telespettatori sta parlando della sua figlia scomparsa, abita il parente aguzzino, l’assassino.

E fin qui l’attenzione della stampa, dei media diciamo che potrebbe essere anche corretta, ma il fatto è che trascorsi alcuni giorni, abbiamo osservato come è andato in scena, per l’ennesima volta, sugli schermi piccoli, sempre più piccoli e mediocri della televisione italiana, lo spettacolo del dolore. Non e’ cambiato nulla dalla triste vicenda di Vermicino!
Lo spettacolo sulle sventure delle persone che, probabilmente, pagate per andare in diretta dinanzi gli occhi di milioni di spettatori, sono “costrette” ad interrogatori serrati, a domande su situazioni che spesso poco o nulla hanno a che fare con i fatti e, che a mio parere, non dovrebbero interessare a nessuno. Ed è questo che è vergognoso e che spinge la nostra cultura, il nostro comune senso della sobrietà e dell’equilibrio a toccare livelli sempre più bassi.

Dov’è finita la linea tra il pubblico e il privato? La televisione, i media in generale, hanno di fatto cancellato il giusto confine tra i due mondi.
Dovunque leggiamo, vediamo, ascoltiamo i fatti intimi, privati, venire spiattellati e commercializzati come prodotti da vendere. Forse la cosa più preoccupante è come negli ultimi anni i media hanno spesso preferito parlare dei fatti privati delle persone comuni, solleticando l’aspirazione di tanti ad essere e sentirsi protagonisti della società dell’apparenza.

E cosi Fabrizio Corona, riscuote notevole successo e diventa un “eroe moderno” in questa società, ormai priva di valori basata su fondamenta così poco stabili.
Sono stati resi noti proprio in questi giorni i dati di una ricerca condotta dall’Osservatorio Europeo sulla Sicurezza, che parlano chiaro. In Italia i telegiornali nazionali dedicano uno spazio superiore rispetto agli altri telegiornali europei, alle notizie di cronaca, in particolare a quelle di cronaca nera. Omicidi, violenze sulle donne, sequestri, riempiono i nostri tg e le pagine dei giornali. I salotti televisivi, negli ultimi tempi si sono trasformati in puntate seriali sui casi di cronaca più eclatanti, dove i crimini sono trattati come fiction, senza pensare che il male e la violenza purtroppo spesso possono essere emulati.
Ovviamente fatto salvo il diritto di cronaca, forse sarebbe meglio anche in questo caso allentare la pressione sulla pubblica opinione.

E così Cogne, Garlasco, l’omicidio della studentessa di Perugia, sono diventati i “titoli” di sceneggiati televisivi di grande successo. I crimini trattati come fiction, come appuntamenti rassicuranti con il male e la violenza. Questa la sconsolante ricetta delle televisione italiana!
E non sarebbe il caso di cominciare a dedicare più spazio all’informazione sulle problematiche del mondo del lavoro, della cultura, della scuola o dei servizi pubblici, la sanità, le pensioni, con i quali gli italiani quotidianamente hanno a che fare, senza dover badare ai “sacrosanti” ascolti ma all’informazione?

Credo che la nostra società, di cui la televisione è la logica conseguenza, sia stata troppo indulgente con le oscenità dilaganti e che sia arrivato il tempo di iniziare a dedicare più spazio all’informazione seria, consapevole e utile per i cittadini, senza farsi schiacciare dalla spasmodica ricerca degli ascolti. Come purtroppo è accaduto anche in questo ultimo caso dei minatori cileni chiusi nelle viscere della terra per due mesi e finalmente riportati in salvo. Un’altra occasione per la tivù di rendere reality la realtà.