Quando i bambini fanno AOOOOO’… e cantano

La gavetta è un recipiente di alluminio, in latino si chiamava gabatam, un recipiente in cui veniva messo il rancio ai soldati durante le marce o le campagne militari. Da qui nasce la frase “venire dalla gavetta”, che vuol dire essere partito dal nulla.

Nel gergo militare si riferiva a chi arrivava a raggiungere alti gradi partendo da soldato semplice, e in senso più largo, si riferisce anche a quelle persone che, partite dal nulla, hanno raggiunto prestigiose posizioni professionali. Durante la gavetta che può durare anni, un professionista si forma, lavora ed impara guardando chi, più maturo e sapiente di lui, ha da insegnargli.
E’ giusta la gavetta? Beh a Napoli c’è una frase popolare che dice “Nessuno nasce imparato” e quindi, se non si nasce sapendo tutto, la gavetta è necessaria, a meno che non si nasca genio come Leonardo da Vinci, ma anche Leonardo lavorava tutto il giorno per mettere a punto le sue invenzioni, facendo prove…lavorando sodo.
Ma la gavetta oggi sembra sia stata abolita…per quelli che escono dai reality show sull’onda di una pubblicità televisiva che falsa i termini di bravura o di popolarità, e per i soliti raccomandati, dando quindi un esempio pessimo ai giovani. Regalandogli la speranza che si può arrivare ad avere successo e danaro senza lavorare sodo su se stessi.
Non ho niente contro Marco Carta che considero un ragazzo giovane, acerbo, appassionato e che canta bene, ma senza alcuna personalità e cultura. Ma questa non è una critica, la personalità o il sapore di un artista viene fuori negli anni e negli anni cambia e si perfeziona, ed è per questo che serve la gavetta: per imparare a misurarsi con il pubblico e man mano cercare dentro di se quello che si ha di meglio da dare e da dire.
Avere visto Marco Carta scendere le scale di Sanremo nella categoria big, mi ha avvilita per la mancanza di rispetto della professionalità degli altri cantanti. Un ragazzino che ha 24 anni o 23 o 25, non so bene quanti ne abbia, ma comunque troppo giovane per competere con Patti Pravo, con il carisma di questo grande personaggio che nel 1966 già mieteva i suoi primi successi dopo aver fatto anni di gavetta.
Messo allo stesso livello di bravura e di tecnica di Nicky Nicolai e di Stefano Di Battista, poggiato sullo stesso piedistallo di Albano o messo a confronto con la splendida voce di Sal da Vinci, o di Alexia e Lavezzi o di Dolcenera. Professionisti che hanno combattuto, lottato, imparato, vissuto…che hanno dato tanto all’Italia in termini di notorietà e di cultura, scavalcati dalla moda…scavalcati da voti di ragazzini…giovani acerbi anche loro senza gavetta, che purtroppo però non hanno capito che non è così facile durare nel tempo e che è molto faticoso costruire un nome ed una professionalità per poi vederla insultata da una moda, per ora passeggera e da una bravura molto minore.

Faccio i miei migliori auguri a Marco Carta per una carriera lunga e straordinaria come quella di Patti Pravo e forse anche più importante della sua, essendo partito da Sanremo con tanto vantaggio.